Eccomi qua.
Luogo: cucina, casa mia, Roma.
Compagnia: riproduzione casuale di iTunes, treni in transito a Tiburtina, traffico sulla tangenziale, profumo di crepes appena fatte.
Le crepes... mmm... le guardo compiaciuta. Un paio d'ore fa erano 165 grammi di farina in un pacco insieme ad altri 835, 245 ml di latte in un cartone insieme ad altri 755, 50 ml di birra in una lattina insieme ad altri 280, 2 uova in una confezione insieme ad altre 4, un pizzico di sale in un barattolo insieme a tanto altro; cosa avevano in comune? A parte il supermercato in cui sono stati acquistati, cosa metteva in contatto questi singoli ingredienti? Avrei potuto prendere un pacco di farina diverso o comprare un'altra confezione di uova o latte o sale o birra e non si sarebbero mai incontrati, ma io ho preso proprio quelli, li ho messi insieme con metodo, lasciati riposare in frigo per un'ora e poi cotti, riportando la solita, immancabile ustione. E adesso non sono più singoli ingredienti, sono le crepes... magia!
Adoro cucinare. Mi affascina trasformare singoli elementi slegati in qualcosa di ogni volta diverso, unico, perfetto. Mi incanta vedere la trasformazione di un disordinato insieme di ingredienti in un tutt'uno, renderli inscindibili e mutati in qualcosa che non somiglia nemmeno lontanamente a ciò da cui origina.
Dedico molto tempo a questa attività, tutto quello che riesco a ritagliarmi. Amo indossare il mio bel gremiulino da cucina, accendere la musica e passare ore in cucina a mescolare con passione quello che ho in dispensa, vederlo crescere e trasformarsi esattamente in quello che io avevo pensato di creare. Amo stupirmi quando l'impasto che manipolo diventa via via più liscio e meno appiccicoso, quando con il taglio al centro si allarga sempre di più durante la lievitazione o la salsa si addensa al momento e al punto giusto.
E mi piace far tutto nel modo più semplice e tradizionale possibile. C'è spazio per pochi elettrodomestici nella mia cucina, solo un frullatore a immersione, uno sbattitore elettrico a 2 fruste e, anche se non proprio tradizionale, l'indispensabile forno a microonde. Per il resto, nemmeno la macchinetta per la pasta va a motore, ho la vecchia "nonnapapera" a manovella che mia madre ha comprato quando si è sposata e mi ha regalato appena ho avuto casa mia. Bando anche agli ingredienti che "ti facilitano la vita", semilavorati o impasti pronti, presto sarà abolito anche il lievito di birra, appena la mia pasta acida sarà cresciuta a sufficienza. Niente scorciatoie, devo fare tutto io ed essere brava, devo far bene ogni singolo passaggio, senza saltarne o dimandarne a terzi nessuno.
E' un'immensa soddisfazione imparare a fare tutte queste cose e, soprattutto, riuscirci! Certo, non tutte le ciambelle escono col buco, quindi magari c'è il giorno che la torta è meno bella o le ustioni sono più di una, ma tutto sommato posso ritenermi una buona cuoca. Forse il segreto è amare quello che si sta cucinando. Ed io lo amo. Senz'altro amo il cibo che cucino. E più lo amo, più sono contenta di portarlo in tavola ed offrirlo e vedere gli altri felici mentre lo gustano. Non ammetto nessuno che mi ronzi intorno mentre cucino, a meno che non si limiti a star seduto in silenzio in un angolo o a pulire gli attrezzi che uso, ma è meglio la prima. Il ruolo degli altri viene dopo, quando il cibo è pronto ed io posso togliermi il grembiule. Ecco, quando tolgo il grembiule, il mio rapporto con quel cibo è terminato, sciolto il sodalizio che ci ha uniti, nulla in quelle pietanze può più interessarmi nè darmi piacere. Anzi, mi danno fastidio. Non cucino per mangiare, non amo le mie pietanze per il gusto che potrò trarre nutrendomene, bensì per la soddisfazione che mi dà il creare. E una volta creato, quel prodotto finito e inscindibile diventa totalmente inutile, un ingombro sulla tavola che qualcun altro deve provvedere a rimuovere per lasciarmi il piano libero e permettermi di creare qualcos'altro.
E' molto importante che gli altri apprezzino quello che creo, perchè in fondo lo creo per loro, è il mio modo di amarli, di donargli qualcosa di me che le parole non possono esprimere, di prendermi cura di loro in maniera materna, utile, costruttiva.
Fra poco so che tornerà la mia coinquilina, prenderà le crepes e tutta divertita ci spalmerà sopra un quintale di nutella. Allora sarò soddisfatta fino in fondo, quando la vedrò sorridere felice con in bocca le mie crepes. Per ora sto qui, seduta al tavolo di cucina a guardare il piatto con le crepes ed aspettare che qualcuno le elimini, il mio rapporto con loro è terminato, ho tolto il grembiule , non le ho assaggiate, nè intendo farlo. Non posso. Ma questa è un'altra storia...