lunedì 26 aprile 2010

E' semplice. E' dannatamente semplice stavolta. Prima un fastidio, poi un po' di disagio combattuto a suon di "è più giusto così". Poi però il disagio diventa ansia. E cresce. Cresce. Cresce. Cresce tanto da svegliarmi la notte in preda alla disperazione e a questa necessità impellente, un bisogno irreprimibile che continuerà a togliermi il fiato se non lo ascolto. 
Così, semplicemente, il piatto che il giorno prima era pieno, il giorno dopo si svuota. Quell'istinto che fino al giorno prima mi portava in cucina ad orari fissi, il giorno dopo sparisce. Intere pagine di menù dei ristoranti, di colpo è come se fossero bianche, non mi interessano.
E quella frustrazione inizia pian piano ad affievolirsi, sostituita da una sensazione di forza e da tanti bei progetti che iniziano per "quando sarò magra...", come quando da bambina dicevo "quando sarò grande...". Ho bisogno di questo incipit per avere fiducia in quello che vedo nel mio domani. E' sbagliato, lo so. E' pericoloso, lo so. E' anche ridicolo, lo so. Ma non posso farne a meno.
Da una parte penso a tutto quello che ho imparato in questi anni, dall'altra penso di nuovo che posso controllare tutto questo. 
All'ultima seduta di terapia ho dimenticato di riferire questa cosa alla dottoressa. ops... 
Continuo a passeggiare sul filo del rasoio. Non ho ancora capito da che parte sto però.

martedì 20 aprile 2010

Mi sono tagliata i capelli. Il taglio che portavo qualche anno fa. Ho cambiato colore. Il colore che portavo qualche anno fa. Ho anche ricominciato a dedicare del tempo alla manicure. La manicure come la facevo qualche anno fa.
E poi c'è la dieta. La dieta che facevo qualche anno fa.
E ho ritirato fuori la bilancia. La bilancia di qualche anno fa.
Ho qualche anno in più di qualche anno fa, ma i miei punti deboli sono e resteranno sempre gli stessi.
Sono insoddisfatta di me, proprio come qualche anno fa.
Ricadrò nella stessa trappola di qualche anno fa? Ho aperto la porta e passeggio sul ciglio, avrò l'equilibrio necessario per non precipitare?

venerdì 19 febbraio 2010

Eccomi qua.
Luogo: cucina, casa mia, Roma.
Compagnia: riproduzione casuale di iTunes, treni in transito a Tiburtina, traffico sulla tangenziale, profumo di crepes appena fatte.
Le crepes... mmm... le guardo compiaciuta. Un paio d'ore fa erano 165 grammi di farina in un pacco insieme ad altri 835, 245 ml di latte in un cartone insieme ad altri 755, 50 ml di birra in una lattina insieme ad altri 280, 2 uova in una confezione insieme ad altre 4, un pizzico di sale in un barattolo insieme a tanto altro; cosa avevano in comune? A parte il supermercato in cui sono stati acquistati, cosa metteva in contatto questi singoli ingredienti? Avrei potuto prendere un pacco di farina diverso o comprare un'altra confezione di uova o latte o sale o birra e non si sarebbero mai incontrati, ma io ho preso proprio quelli, li ho messi insieme con metodo, lasciati riposare in frigo per un'ora e poi cotti, riportando la solita, immancabile ustione. E adesso non sono più singoli ingredienti, sono le crepes... magia!
Adoro cucinare. Mi affascina trasformare singoli elementi slegati in qualcosa di ogni volta diverso, unico, perfetto. Mi incanta vedere la trasformazione di un disordinato insieme di ingredienti in un tutt'uno, renderli inscindibili e mutati in qualcosa che non somiglia nemmeno lontanamente a ciò da cui origina.
Dedico molto tempo a questa attività, tutto quello che riesco a ritagliarmi. Amo indossare il mio bel gremiulino da cucina, accendere la musica e passare ore in cucina a mescolare con passione quello che ho in dispensa, vederlo crescere e trasformarsi esattamente in quello che io avevo pensato di creare. Amo stupirmi quando l'impasto che manipolo diventa via via più liscio e meno appiccicoso, quando con il taglio al centro si allarga sempre di più durante la lievitazione o la salsa si addensa al momento e al punto giusto.
E mi piace far tutto nel modo più semplice e tradizionale possibile. C'è spazio per pochi elettrodomestici nella mia cucina, solo un frullatore a immersione, uno sbattitore elettrico a 2 fruste e, anche se non proprio tradizionale, l'indispensabile forno a microonde. Per il resto, nemmeno la macchinetta per la pasta va a motore, ho la vecchia "nonnapapera" a manovella che mia madre ha comprato quando si è sposata e mi ha regalato appena ho avuto casa mia. Bando anche agli ingredienti che "ti facilitano la vita", semilavorati o impasti pronti, presto sarà abolito anche il lievito di birra, appena la mia pasta acida sarà cresciuta a sufficienza. Niente scorciatoie, devo fare tutto io ed essere brava, devo far bene ogni singolo passaggio, senza saltarne o dimandarne a terzi nessuno.
E' un'immensa soddisfazione imparare a fare tutte queste cose e, soprattutto, riuscirci! Certo, non tutte le ciambelle escono col buco, quindi magari c'è il giorno che la torta è meno bella o le ustioni sono più di una, ma tutto sommato posso ritenermi una buona cuoca. Forse il segreto è amare quello che si sta cucinando. Ed io lo amo. Senz'altro amo il cibo che cucino. E più lo amo, più sono contenta di portarlo in tavola ed offrirlo e vedere gli altri felici mentre lo gustano. Non ammetto nessuno che mi ronzi intorno mentre cucino, a meno che non si limiti a star seduto in silenzio in un angolo o a pulire gli attrezzi che uso, ma è meglio la prima. Il ruolo degli altri viene dopo, quando il cibo è pronto ed io posso togliermi il grembiule. Ecco, quando tolgo il grembiule, il mio rapporto con quel cibo è terminato, sciolto il sodalizio che ci ha uniti, nulla in quelle pietanze può più interessarmi darmi piacere. Anzi, mi danno fastidio. Non cucino per mangiare, non amo le mie pietanze per il gusto che potrò trarre nutrendomene, bensì per la soddisfazione che mi dà il creare. E una volta creato, quel prodotto finito e inscindibile diventa totalmente inutile, un ingombro sulla tavola che qualcun altro deve provvedere a rimuovere per lasciarmi il piano libero e permettermi di creare qualcos'altro.
E' molto importante che gli altri apprezzino quello che creo, perchè in fondo lo creo per loro, è il mio modo di amarli, di donargli qualcosa di me che le parole non possono esprimere, di prendermi cura di loro in maniera materna, utile, costruttiva.
Fra poco so che tornerà la mia coinquilina, prenderà le crepes e tutta divertita ci spalmerà sopra un quintale di nutella. Allora sarò soddisfatta fino in fondo, quando la vedrò sorridere felice con in bocca le mie crepes. Per ora sto qui, seduta al tavolo di cucina a guardare il piatto con le crepes ed aspettare che qualcuno le elimini, il mio rapporto con loro è terminato, ho tolto il grembiule , non le ho assaggiate, intendo farlo. Non posso. Ma questa è un'altra storia...

mercoledì 27 gennaio 2010

Silenzio stampa.

Mai come in questo periodo ho avuto bisogno di parlare. Eppure, mai come in questo periodo sono stata zitta. A volte i pensieri vanno troppo veloci perché io riesca ad esprimerli tutti in parole, dette o scritte; altre volte sono troppo complicati perché io possa spiegarli a qualcuno o accettare che quel qualcuno non li segua mentre io faccio tanta fatica a tirarli fuori. Così, taccio. Taccio con la maggior parte delle persone, perché non è giusto ammorbarle con lamentele che appaiono senza senso. Taccio, o mi censuro almeno in parte, con chi si accorge che il mio silenzio avrebbe molto da dire e quindi chiede. A volte le mie risposte sono aggressive, specialmente con chi mi è più caro, affinché si allontani immediatamente dal campo minato, oppure perché sono troppo stanca per cercare tante parole e spiegare questa cosa contorta e complicata che mi sta corrodendo. E se non la spiego bene, sembra solo un ammasso di lamentele fini a sé stesse e frutto di ingratitudine o, peggio, vittimismo.
Ho provato tante volte a scrivere, ma dopo un po' mi fa schifo il risultato del mio sforzo, trasuda un'inettitudine per me insopportabile, così cancello tutto e continuo a rimuginare.
Una volta a settimana continuo ad andare a terapia, e lì parlo, a denti stretti per la fatica, ma lo faccio, in fondo pago per questo e chissà che non ne tragga prima o poi qualche cosa di buono.
Non posso più fare a meno di cercare la soluzione a questa cosa, visto che ormai sta intaccando tutto, compresi la mia relazione e i miei studi, che alla fine sono le uniche cose a contare davvero e a promettermi qualcosa di concreto per il futuro. Pur di trovare un po' di concentrazione sui libri, faccio 120 km tra andata e ritorno e studio in compagnia di una collega, così non mi posso perdere troppo a pensare e riesco a mandare avanti un po' di pagine in più di quando sono sola e mi smarrisco tra le righe.
Purtroppo non c'è nessuna soluzione del genere per mitigare gli effetti sulla mia relazione sentimentale, anzi, allontanandomi ottengo l'esatto opposto. Mi pongo un milione di domande a riguardo, non voglio compiere gesti avventati, soprattutto perché so che il problema non è lui che, a pensare razionalmente a cosa vorrei da un uomo, risponde a tutti i requisiti.
Dunque la fonte di tutti i miei problemi sono io, vediamo quanto ci metto stavolta ad orientarmi e trovare la strada per uscire da questo nuovo labirinto in cui mi sono andata ad infilare.

lunedì 14 dicembre 2009

Inquietudine

E' tanta, l'inquietudine. Tanta che mi tiene sveglia anche stanotte e mi fa tentare per l'ennesima volta di scrivere qualcosa. Tanta che non so se questo ennesimo tentativo si concluderà con il tasto cancella come al solito oppure sarà la volta buona che riuscirò ad esprimere, almeno a me stessa, tutti i miei pensieri fino alla fine, fino al punto finale.
Cambiamenti... tanti, troppi, nessuno, troppo pochi... tutto cambia eppure ogni cosa resta uguale, il tempo scorre, il futuro diventa presente, ma il passato ritorna con prepotenza. Ritornano vecchi rituali dolorosi per la mente e per il corpo, ritorna l'ostilità di un piatto pieno per metà, ritorna l'acqua della doccia che scorre perchè nessuno oltre la porta possa sentire... ritorna... ritorna e lotta con i biscotti con lo zucchero che faticosamente mi hanno insegnato ad amare, con il condimento per l'insalata che non è veleno, con il dolce condiviso a degno coronamento di una cenetta romantica. Passato e futuro che si scontrano... e il presente che ne paga le conseguenze. Il passato mi ha vista sola contro me stessa e la mia autodistruzione, il futuro vuole con me una persona che non riesce ad arrabbiarsi seriamente con me nemmeno quando sfogo su di lui tutto il dolore e la confusione che sto covando e glieli butto addosso come rabbia per qualsiasi cosa. Ti prego, amore, puoi metterti da parte per un po' ed aspettare che io faccia la guerra con me stessa e vinca qualche altra battaglia? Eh no, non puoi, lo so... Vorrei la libertà di congelare tutte quelle parti della mia vita delle quali ora non riesco ad occuparmi e che non vorrei coinvolgere in questo scontro... io ne uscirò ammaccata, come al solito, però è la mia guerra, è normale sia così. Allontanati amore, ti arriverà qualcosa addosso e ti farai male! Perchè non ti allontani, amore mio? Perchè sei lì proprio quando potrei farti più male? Perchè sei così stupido?! Come posso proteggerti da questo? Come posso proteggerti da me? Non posso allontanarti, avrei perso in partenza qualsiasi battaglia, ma non sopporto nemmeno quello che ti sto facendo, la rabbia gratuita che ti sto rovesciando addosso, la serenità ed il sostegno che ti sto negando. D'istinto, ti griderei di andare via con tutto il fiato che ho in gola, ma sempre d'istinto cerco riparo fra le tue braccia, luogo d'amnistia di quest'assurda battaglia.
Sono estremamente contraddittoria...
Passato e futuro, i miei occhi spenti di una volta contro i suoi occhi scuri rivolti sempre più in là... possono andare d'accordo?
Futuro e passato, uno mi promette un abito bianco, l'altro mi ammonisce circa la sua taglia...
Presente, teatro di questo epico scontro fra ciò che è stato e ciò che vuole essere...
Per molto tempo ho vissuto il presente in nome del futuro, usando sogni e progetti come carburante per andare avanti ogni giorno. Ora vivo il futuro che per tanto tempo ho sognato e progettato, ma non riesco a farne il mio presente, non riesco a stare calata al suo interno senza scalciare ed agitarmi cercando una posizione. Non mi sento nel presente, perciò non riesco ad immaginare davvero un domani, a costruire un futuro del quale cibarmi; così inciampo, scivolo giù per le scale e mi ritrovo nel passato, ma con addosso i vestiti comprati oggi ed un anello al dito simbolo di un impegno da oggi per domani...
Cosa devo fare, ADESSO?

venerdì 27 novembre 2009

All'incirca l'una di notte e, come d'abitudine ultimamente, non dormo. Mi giro e rigiro nelle mie due piazze, ma il sonno non arriva. La testa va, diecimila pensieri al minuto, almeno...
Domani, o meglio oggi ormai, giornata di grandi fatiche: si prepara il trasloco. Per la seconda volta in 5 mesi, inscatolo la mia vita e la sposto da un'altra parte, in un'altra casa, con altra gente. Di nuovo ho cercato qualcosa di meglio e spero di averlo trovato, spero che il gioco valga la candela, perché è un gioco costoso... e non in termini monetari. A caccia di una nuova stabilità, di nuove sicurezze, di nuovi stimoli... forse una casa più bella, più nuova, farà sentire più a posto anche me... forse una casa con persone che abbiano ritmi ed abitudini più simili ai miei mi farà sentire meno sola... forse... forse sto cercando di levarmi di dosso la patina grigiastra che mi ricopre e, per farlo, corro a perdifiato da una parte all'altra, sperando che il vento aiuti e che, quando pioverà, sia acqua fresca e pulita e non la fanghiglia portata dallo scirocco.
Così inscatolo la mia vita, metto un'etichetta su ogni scatola e cambio. Dovrò abituarmi ad una nuova zona, impararne le fermate e le linee degli autobus, trovare il più vicino supermercato e le poste e calcolare le distanze in termini di tempo... insomma, mi devo riorganizzare.
Devo organizzarmi anche per non perdere i contatti con le persone che hanno fatto parte di questa fase della mia vita, perché continuo a migrare, ma non voglio lasciare tutti indietro stavolta, voglio iniziare a costruire la mia rete di affetti, una rete che non può fermarsi a colui che porta la gemella della fede d'argento al mio anulare.
Quante cose devo fare! Ma in primis devo organizzare questo trasloco in maniera efficace, inscatolare tutto ordinatamente e razionalmente, non dimenticare nulla... Ci sono i vestiti, le scarpe, i libri, la bilancia pesapersone e quella da cucina e il tostapane e le tende e... quante cose?! E non me ne posso lasciare dietro nessuna, bisogna portare via tutto in una volta e riorganizzarlo da capo. Mica facile inscatolare una vita... mica facile inscatolarsi e riorganizzarsi, trovare la propria dimensione in uno spazio nuovo. L'ho scelto, per quanto faticoso, perché questo spazio non faceva più per me, dopo un po' pregi e difetti si sono sbilanciati troppo ed io con loro. Bisogna riequilibrare tutto, riportare in pari i conti e da lì proseguire. Ci provo da un po', ma... diamine, questo proprio non va! Quest'altro non si può sistemare! E questo? Si butta!
Inscatolo tutto e vado via, qui, così, non si può andare avanti. Chissà che nel nuovo posto non trovi davvero lo spazio adatto a me e l'aria fresca di cui ho bisogno, senza l'odore di polvere della carta da parati troppo vecchia di questa casa che lascio senza rimpianto. Speriamo solo non sia io a portare la polvere dove mi sposto...

martedì 24 novembre 2009

"Lo so che è dura, Aidi, svegliarsi ogni mattina e cominciare a faticare. E' dura perchè richiede una determinazione che deve rinnovarsi ogni giorno, ma che spesso può mancare, perchè è una vita che si presenta ogni volta uguale a se stessa, apparentemente senza sbocchi. Ma essere improduttivi vuol dire essere infelici, e quando ciò accade, capisco che un tale impegno lo affronto per me stesso, e per vivere un giorno insieme, lasciandoci tutto alle spalle. E questa, che pare così banale, è in realtà l'unica cosa che conta. F"

Il mio fidanzato non è mai di molte parole, ma questo è l'sms di stamattina, il suo buongiorno per me. Ah, il mio filosofo delle 9 del mattino! Ed io, stupida, che lo sto trascurando!